Il Giorno del Compimento

Mentre mi incamminavo lentamente insieme ad Al-Sha verso la Sala di Connessione del Nuur Rosso rivedevo davanti al mio sguardo mentale tutto quel che era successo in quegli ultimi giorni dopo il nostro ritorno dalla Valle dei Pianeti fino all’ultimo terribile scontro con gli Shaar durante la meditazione nel maar.
I Dorati mi avevano aiutato a rarefare momentaneamente il mio corpo così che nessuno potesse vedermi mentre mi avvicinavo al Nur Rosso. Al-Sha aveva ottenuto il benestare di Sar perciò nessuno la bloccò e potemmo entrare indisturbati nella Sala di Connessione.
Ci sedemmo al centro della sala, di fronte alla nicchia. Avvertivo la presenza di tanti esseri a me famigliari, senza riuscire a distinguerli. Al-Sha era seduta alla mia destra e mi teneva la mano. Attraverso quel contatto percepivo il battito del suo cuore leggermente accelerato. Per l’ultima volta nella mia vita in quel corpo fisico accesi dentro di me il Fuoco Bianco dei Saar e lo proiettai all’interno della nicchia. La Sala di Connessione si illuminò di luce. I nostri corpi si rarefecero. Il tempo si dilatò fino a bloccarsi in un istante che avrebbe potuto durare all’infinito. Udii dei passi provenire dal corridoio di ingresso. Al-Sha ebbe un sussulto e strinsi più forte la sua mano per rassicurarla. Entrò un uomo vestito in uno strano modo. Potevo percepirlo attraverso le bende con la mia seconda vista. Era magro e non molto alto. Capii che veniva dal futuro. All’inizio sembrò non accorgersi di noi. Si guardò intorno, come se vedesse la Sala di Connessione per la prima volta. Si avvicinò alla nicchia e si sedette al suo interno nella stessa posizione in cui io ero solito meditare. Chiuse gli occhi, in profonda concentrazione. Quando li riaprì guardò davanti a lui, e solo allora ci vide. Me ne accorsi dal suo sguardo colmo di stupore.
«Sei tu il Messaggero?» chiesi. Ma era più un’affermazione che una domanda. Il Fuoco Bianco nella nicchia sfavillò. Compresi che lui era davvero il Messaggero di cui mi aveva parlato il Maestro del Tempo.
L’uomo continuò a guardarmi senza rispondere.
«Chi sei? Sei reale? Da dove vieni?» si decise alla fine a chiedere.
«Sono lo sciamano Nuur. Per te io vengo dal passato. Sono il costruttore e il custode di questo nuur, del Nuur Rosso» risposi con un largo sorriso. «Non sei pazzo» aggiunsi percependo il suo sconcerto. «Io sono reale quanto te, anche se vivo in un tempo diverso dal tuo. Ti ho chiamato per aiutarmi in un compito molto difficile ma molto importante.»
«Quale compito?» chiese dopo un attimo di esitazione.
«Devi raccontare la mia storia, la storia dello sciamano Nur, della nascita della civiltà dei Sar’d, dei nostri contatti coi Popoli delle Stelle, dell’arrivo dei Rettili e del Degrado che hanno generato. Devi raccontare la storia che nel tuo tempo è andata perduta. La racconterai con le tue parole, con un linguaggio che i Sar’d del tuo tempo possano comprendere. Sarai il mio Messaggero nel futuro.»
Feci una pausa.
«È un compito molto pesante. Nel raccontarla, rivivrai la storia così come è avvenuta. Questo comporterà per te molto dolore. Puoi rifiutarti se vuoi. Nessuno ti giudicherà per questo.»
«Se accetto di raccontare la storia, tornerà la luce nell’isola dei Sardi?»
Aveva usato la parola con cui ci chiamavamo nel suo tempo.
«Tornerà la luce, e il Nur, il Fuoco dell’Origine, divamperà più fulgido che mai» risposi senza esitare.
«Va bene allora. Racconterò la storia.» Nel dirlo pose la mano destra sul suo cuore. «Son pronto ad ascoltarla.»
Percepii un’onda di esultanza in tutti gli esseri che erano presenti in quella bolla fuori del tempo.
Presi un lungo respiro, mi schiarii la voce e iniziai a raccontare partendo dalla mia Prima Vita nella Terra dei Sar’d: «Fin da bambino mi sentivo diverso dagli altri. Percepivo cose che non c’erano, o che gli altri non vedevano. Vedevo esseri di luce che danzavano nell’arcobaleno … »
«Sembra la mia storia» pensò il Messaggero, predisponendosi ad assorbire con tutto il suo essere ogni mia parola.

Quando terminai di raccontare la storia narrando gli eventi di quell’ultimo giorno, il viso del Messaggero era rigato di lacrime.
Uscì dalla nicchia e venne verso di me. Io istintivamente mi alzai in piedi. Senza parlare ci abbracciammo. Il Fuoco Bianco dei Saar ci avvolse con le sue fiamme.
Nel mio ventre il Sole Nero cominciò a pulsare come un cuore impazzito.
«Hai compreso ciò che dovevi comprendere» mi sussurrò all’orecchio il Messaggero. «È venuto il tempo. Dammi il Sole Nero.»
Prima che potessi rendermi conto di quello che stava succedendo il suo cuore risucchiò dentro di sé il Sole Nero, liberandomi. Il Fuoco Bianco bruciò le mie bende e purifico i miei occhi. La mia coscienza si espanse e penetrò il Sole Nero. Vidi migliaia e migliaia di sciamani e sciamane su tutto il pianeta venire torturati e uccisi. Vidi la croce, simbolo dell’unione del Cielo con la Terra, deformarsi e grondare sangue. Vidi milioni di esseri umani ridotti a scheletri bruciare tra le fiamme dove venivano spinti da altri uomini che indossavano vesti marchiate da un emblema simile alle stelle purpuree che i servi del Saar Rosso si dipingevano sul volto. Vidi un’enorme nube nera esplodere in cielo in una pioggia di fuoco che disintegrava ogni cosa sulla terra.
Mi sciolsi dall’abbraccio col Messaggero col cuore colmo di angoscia. Davanti a me il Messaggero si trasfigurò. La sua luce assorbiva velocemente quell’orrore. Il suo corpo divenne quasi immateriale e traslucido. Solo allora lo riconobbi. Il Messaggero era il Maestro dei Rettili. Mi sorrise.
«Tutto è compiuto Nur» mi disse con voce chiara e ferma. «Grazie a te tutto e compiuto
Il mio tempo e il suo si congiunsero a formare un cerchio che si dissolse nella sua luce insieme a lui.
«Ora vedo» esclamai.
Mi voltai verso Al-Sha. Finalmente potevo vederla anche con gli occhi fisici. La guardai esitante. L’espressione del suo viso esprimeva preoccupazione. Mi resi conto che aveva percepito solo vagamente ciò che era avvenuto tra me e il Messaggero.
«Non preoccuparti di lei, sa cosa deve fare, la aiuteremo noi.»
Riconobbi la voce di Anthymos, il Saggio dei Sir.
«Per te è venuto il momento, non puoi più stare qui, devi andare.»
Abbracciai Al-Sha con gratitudine. Non sapevo quando ci saremmo rincontrati. Poi entrai nella nicchia.

Mi era chiaro ormai quel che aveva voluto dirmi quella mattina l’acqua del maar.
«L’acqua può essere imprigionata in un recipiente, ma se il recipiente viene infranto l’acqua torna a fluire.»
Il mio corpo era il recipiente. Perché l’acqua della mia coscienza riprendesse a fluire il mio corpo doveva essere infranto. Comandai al Fuoco Bianco di bruciarlo. In pochi istanti il mio corpo si disintegrò in un lampo di luce.
Nuovamente libera, la mia coscienza si frammentò in tante scintille di luce che si riunivano alle altre parti di me stesso. Ero nuovamente lo sciamano Nur giovane e potente prima del tempo del Degrado. Ero Elayar, la mia prima compagna. Ero il mio amato Elmer, il Comandante Haar. Ero il Saggio Anthymos, mio maestro e mia guida. Ero il Maestro del Fuoco Bianco dei Saar. Una scintilla si unì ai fratelli e alle sorelle nella nuova patria su Alpha Centauri, dove già mi aspettava il Maestro dei Pianeti per riunirsi a me. Alcune scintille sarebbero rimaste in altra forma nel Tempo del Degrado nella Terra dei Sar’d per ricongiungersi infine a quell’altro me stesso che aveva preso su di sé il mio pesante fardello, il Messaggero, il Maestro dei Rettili. Una scintilla ritornò alla sua origine nel Sole Centrale della nostra Galassia.
Il Fuoco Bianco nella nicchia si spense. Il Tempo del Degrado riprese a scorrere. Il Saar Rosso in preda all’angoscia e alla rabbia riuscì finalmente a entrare nella sala, seguito dallo sciamano Sar. Trovarono la sala vuota. Al-Sha era stata già trasferita dai Dorati nella loro astronave, al sicuro.

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