Il Sole Nero

Quella stessa sera, quando il sole stava per tramontare, mi recai nella Sala di Connessione accompagnato dalla fedele Al-Sha, l’unica amica e complice che mi restava dopo che Nun aveva frammentato il suo potere e si era consegnato al Degrado, e Tara aveva interrotto per prudenza, o forse per paura, la nostra connessione.
Il tradimento dei miei allievi ovviamente mi aveva ferito e addolorato, ma in quel momento i miei sentimenti e la mia vita stessa erano diventati secondari. Una sola cosa ormai mi stava a cuore, integrare il Sole Nero e assicurare la sopravvivenza del Nur, il Fuoco dell’Origine, nel Tempo del Degrado. Tutto il resto aveva poca importanza.
Al-Sha entrò con me nella Sala di Connessione. Rivestì le pareti e la volta della sala con un sottile strato di energia ad alta frequenza che mi avrebbe protetto dalle interferenze del Saar Rosso isolandomi dal resto del Nuur Rosso. Poi, come avevamo stabilito, se ne andò. Sarebbe venuta a riprendermi alle prime luci dell’alba.
Mi sistemai nella nicchia dove ero solito meditare ed entrai quasi subito in uno stato di profonda contemplazione.
La mia coscienza cercava di espandersi, come una galassia in formazione. Avrei voluto raggiungere le stelle più lontane come tante altre volte avevo fatto, ma contro la mia volontà il mio impulso veniva frenato e ripiegava su sé stesso. Al centro della mia coscienza il Sole Nero emanava la sua luce sinistra che mi risucchiava imprigionandomi.
All’esterno della Sala di Connessione, oltre la bolla protettiva creata da Al-Sha percepivo il Saar Rosso che tentava, per fortuna inutilmente, di ghermire la mia mente con i suoi artigli.
Davanti al mio sguardo interiore scorrevano tutti i tempi in cui esistevo come Nur. La forza di gravità del Sole Nero li attraeva e li faceva collassare l’uno sull’altro, distorcendoli e deformandoli.
In questa distorsione venivo fagocitato dallo sciamano Sar che si impadroniva del mio cuore e lo bruciava col fuoco del Saar Rosso. Io stesso allora diventavo lo sciamano Sar. Assorbivo la sua crudeltà, la sua superbia, la sua prepotenza, la sua violenza. Il dolore di questa trasformazione era quasi insopportabile, ma sapevo che non potevo tirarmi indietro, che è questo che andava fatto. Per integrare il Sole Nero era necessario sprofondare nel suo inferno. Evocai il Nur, accesi il Fuoco Bianco e aspettai qualche istante che le sue fiamme mi avvolgessero completamente, poi lasciai che il Sole Nero mi risucchiasse dentro di sé.

Mi ritrovai in una sala sotterranea scarsamente illuminata. Ero circondato dai Rettili. La loro pelle squamosa emanava bagliori di fiamma. I loro occhi rifulgevano nella penombra come stelle nel cielo e i loro sguardi erano concentrati su di me. Sentii una forte pressione alla fronte, alla nuca e alle tempie, come se una morsa di ferro si stringesse attorno alla mia testa. La mia mente vacillò.
«Caro fratello Nur, non c’è più motivo di resistere, unisciti a noi.»
Parlavano con un’unica voce che si insinuava dentro di me in profondità.
«Noi siamo gli Shaar, i Signori della Galassia Superiore. Siamo noi i tuoi veri genitori. Siamo venuti per aiutare te e tutti i Sar’d  a tornare a casa. Noi ti aiuteremo a diventare come noi, acquisirai tutti i nostri poteri e tu diventerai il Signore indiscusso non solo della Terra dei Sar’d ma dell’intero pianeta.»
Ero pienamente consapevole della falsità di ciò che affermavano, ma le loro parole menzognere stillavano nella mia testa come un balsamo, allentando la morsa e attenuando il dolore. Era davvero difficile resistere.
Uno dei Rettili uscì dal cerchio e assunse le sembianze dello sciamano Sar. Dal palmo della sua mano sinistra generò una fiamma rossastra, e con quella fiamma creò tutto attorno a me una stella di fuoco a quattro punte. Non potei fare a meno di inginocchiarmi e unire le mani in preghiera davanti a lui. Un raggio di luce nera unì il mio cuore al suo e attraverso di lui ero unito a tutti i Rettili presenti nella sala. Percepii con orrore l’abisso in cui dimoravano e in cui cercavano di far precipitare anche me. Mi resi conto di non avere più tempo. I tempi stavano definitivamente collassando su di me. Se avessi ceduto non avrei più avuto alcuna via d’uscita e nella dimensione sempre più densa della Terra dei Sar’d il Nur si sarebbe estinto per sempre.
Con un estremo atto di potere chiamai Fratello Aquila. Sapevo che insieme a tanti altri del suo popolo e degli altri Popoli dell’Aria si era da tempo ritirato nei piani sottili per sfuggire alla crescente densità.
Rispose immediatamente al mio richiamo. Circonfuso di luce bianca planò sul cerchio dei Rettili e spense le fiamme della stella a quattro punte col battito delle sue ali.
L’incantesimo degli Shaar si spezzò. Il volto dello sciamano Sar si deformò in una smorfia di dolore. Grida rauche si levarono nella sala. I Rettili si erano convinti di avermi ormai in pugno e la loro contrarietà nel vedere che il loro fuoco era stato spento li rese feroci. Come animali impazziti si scagliarono tutti su di me con l’intento di uccidermi, visto che non erano riusciti a conquistarmi. Ma io ormai, grazie a Fratello Aquila, ero riuscito a liberarmi dalla loro terribile morsa. Mi trasformai a mia volta in un aquila di luce e volai via insieme a lui.
Mi ritrovai nuovamente nella Sala di Connessione. Ero esausto. La sala risplendeva di luce. Al centro della sala il Maestro dei Rettili sorrideva compiaciuto. La luce che emanava mi avvolse in un caldo abbracciò che mi rassicurò e mi rigenerò. Fu l’ultima cosa che percepii prima di cadere in un sonno profondo da cui mi risvegliai solo alle prime luci dell’alba, poco prima che Al-Sha arrivasse per riaccompagnarmi nella nostra capanna.

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