Il Tempo degli Shaar

Mentre mi incamminavo lentamente insieme ad Al-Sha verso la Sala Sacra del Nuur Rosso rivedevo davanti al mio sguardo mentale tutto quel che era successo in quegli ultimi giorni dopo il nostro ritorno dalla Valle dei Pianeti.

L’Esodo degli sciamani e della sciamane Sar’d verso il pianeta di Alpha Centauri mi aveva alleggerito. Comunque fossero andate le cose, la civiltà dei Sar’d non sarebbe scomparsa, e la terra di origine dei Sar’d sarebbe stata ricordata.
Com’era prevedibile però la partenza di tutti quelli che in quei terribili anni del Degrado si erano impegnati a mantenere le frequenze della luce nella nostra isola aveva incrementato il potere dei Rettili, e la situazione al Nuur Rosso − e immaginavo anche nella maggior parte degli altri nuur − era precipitata. La densità ormai aveva quasi completamente preso il sopravvento.
La sera stessa del nostro arrivo mi stavo riposando dalle fatiche del viaggio nella capanna che condividevo con Al-Sha quando ricevetti la visita di Mur, uno dei miei allievi un tempo più promettenti e che avevo amato come un figlio. Era di parecchi anni più giovane di Sar, ma grazie alle sue capacità seduttive era riuscito a farsi accettare nella sua cerchia più ristretta. Si rivolse a me con deferenza, con la falsità di un serpente. Disse che il giorno dopo si sarebbe svolta una riunione molto importante con tutti gli sciamani del Nuur Rosso. Lo sciamano Sar voleva comunicare l’ultimo insegnamento ricevuto dal Saar Rosso. In segno di considerazione per i miei trascorsi, aveva deciso di aspettare il mio ritorno per indire la riunione. Sarebbe stata una mancanza di rispetto verso il Saar Rosso se alla riunione non fosse stato presente uno sciamano del mio livello, seppure in ritiro.
Si trattava ovviamente di un invito che non avrei potuto rifiutare, e in ogni caso partecipare a quella riunione mi avrebbe permesso di comprendere meglio lo stato delle cose.
Quando entrai nella Sala Sacra del Nuur Rosso percepii un’energia fortemente maschile. Non c’erano donne, erano stati invitati solo gli sciamani maschi. L’unica donna alla quale era stato permesso di essere presente come mia accompagnatrice era Al-Sha, ma le fu intimato di non intervenire per nessun motivo e di non rivelare a nessuno quello che avrebbe udito.
Gli sciamani erano disposti in cerchio e Al-Sha mi accompagnò al posto che mi era stato riservato. Lo sciamano Sar era al centro del cerchio. Alzò le mani e lo sguardo verso l’alto, e invocò il Fuoco Sacro del Saar Rosso chiedendogli di purificare tutti i presenti.
«Io sono il Sar, il custode del Fuoco Sacro del Saar Rosso» disse con voce stentorea. «E comando al Fuoco Sacro di bruciare in ognuno di noi tutto ciò che disturba la purezza della nostra connessione con il Saar Rosso e con la sua onnipotente volontà.»
Uno dopo l’altro gli sciamani vennero avvolti dalle fiamme e cominciarono ad emettere urla scomposte ed esaltate.
Io mi ero preparato a deviare il Fuoco Sacro per non esserne toccato, ma mi resi conto che non era necessario. Al-Sha aveva creato attorno a me una bolla protettiva di energia che vibrava alla frequenza dei Dorati. Sicuramente sua madre doveva averla istruita per aiutarla a proteggere meglio sia me che sé stessa. Fin quando lei era al mio fianco non avrei avuto nulla da temere.
Quando le fiamme si estinsero le urla cessarono. Percepivo intensamente la presenza del Saar Rosso.
Lo sciamano Sar prese la parola.
«Il Saar Rosso ora parlerà attraverso di me» esordì con tono enfatico. Quando riprese a parlare la sua voce suonò inquietante, innaturalmente bassa e roca. Sembrava venire da sottoterra.
«Io, il Saar Rosso oggi vi rivelo il mio lignaggio e vi comando ciò che andrà fatto per espandere il nostro dominio. Io sono della Stirpe degli Shaar, i padroni della Galassia superiore. Noi siamo la vera Divinità. I Saar sono solo delle divinità inferiori che vi abbiamo inviato per preparare il nostro avvento. Adesso non hanno più alcuna funzione e perciò da ora in poi è proibito invocarli, nominarli o riferirsi a loro in qualunque modo. Punirete con la morte chiunque trasgredisca a questo decreto.
«Il Tempo dei Saar è durato troppo a lungo rispetto ai nostri iniziali progetti e l’eccessiva commistione con le donne che i Saar hanno permesso ha indebolito gli uomini del vostro popolo. Come prima contromisura proibirete alle donne di partecipare ai rituali che non siano esplicitamente riservati a loro, e di entrare nei luoghi sacri senza essere autorizzate. Le sciamane potranno partecipare come vostre assistenti solo alle cerimonie dedicate alle femmine o quando i capi sciamani al mio servizio lo riterranno necessario.
«Il Tempo degli Shaar è finalmente giunto. I guerrieri Sar’d sono stati prescelti per estendere il nostro dominio su tutto il pianeta. Chi ci sarà fedele verrà ricompensato.
»
Con un ultimo suono sibilante il Saar Rosso smise di parlare e al centro della sala rosse fiamme guizzarono verso l’alto per poi svanire nel nulla.
«Onoriamo il Saar Rosso» esclamò Sar con tono esaltato, e subito da tutti i presenti si levarono grida di giubilo e urla scomposte. Molti improvvisarono passi di danza mimando le lotte sanguinarie che ormai nella nostra terra degradata erano diventate una consuetudine molto apprezzata.
A quel punto Al-Sha, come se mi avesse letto nel pensiero, mi prese per il braccio e mi accompagnò fuori dalla sala. Per un istante le urla cessarono. Il cerchio degli sciamani rinnegati si aprì il tanto necessario per farci passare, e subito si richiuse dietro di noi mentre le urla e le danze riprendevano.

Il giorno dopo nella mia capanna ricevetti la visita di Sar in persona. Senza tante cerimonie palesò da subito il motivo della sua visita.
«Sono felice che tu abbia accettato di buon grado di presenziare alla cerimonia di ieri» disse con voce melliflua. «Spero che le parole del Saar Rosso ti abbiano chiarito le idee e possano spingerti ad abbracciare la nuova verità.»
«Il Sar ha un’eccessiva considerazione per uno sciamano vecchio e stanco come me, che ormai ha fatto il suo tempo» dissi con studiata gravità. «Che importanza può avere per il Sar» continuavo a chiamarlo così per rimarcare le distanze «e per lo stesso Saar Rosso la mia conversione?»
«I tuoi poteri sono ancora forti e lo sai bene,» replicò. Percepii una nota di paura nella sua voce mentre diceva queste parole. Questo mi rassicurò. Il Saar Rosso ancora mi temeva.
«La tua decisione di servire il Saar Rosso avrebbe un grande impatto, soprattutto sugli sciamani che non hanno ancora pienamente accettato la nuova verità. E potresti aiutare a tenere calme quelle sciamane che dovessero cercare di ribellarsi alla loro necessaria esclusione dai posti di comando. Sarebbe un grande onore per tutti noi averti al nostro fianco, e ti verrebbe riservata una posizione di grande prestigio.»
«D’altra parte» prosegui dopo una pausa, mutando tono di voce, «credo che tu sia perfettamente consapevole che, se ti ostinassi invece a resistere nel tuo isolamento, la tua presenza alla fine risulterebbe di disturbo. Finora sei stato trattato con condiscendenza e rispetto, ma non è detto che sarà sempre così.»
Dopo le lusinghe le minacce. Ebbi difficoltà a mantenermi calmo. Ancora faticavo a tollerare l’ambiguità che si era insinuata nelle menti e nei cuori di tanti sciamani da quando i Rettili Shaar avevano preso il sopravvento.
Feci alcuni respiri profondi.
«Dammi ancora un po’ di tempo per riflettere» dissi alla fine. Avevo bisogno di tergiversare per avere il tempo di preparare un piano d’azione.
Sar fece un cenno affermativo con la testa, con l’aria di farmi una grande concessione, e senza aggiungere altro fece per andarsene. Fu in quell’istante che un piano prese forma dentro di me.
«Sciamano Sar» lo richiamai. Lui si voltò verso di me e mi guardò un po’ infastidito.
«Se me lo concedi, voglio farti una proposta e una richiesta. Ti chiedo il permesso di poter meditare tutte le sere dal tramonto all’alba nella Sala di Connessione del nuur. Così riuscirò a percepire più intimamente l’energia del Saar Rosso. Farò l’ultima meditazione la notte della prossima Luna Piena. Se questo non sarà sufficiente alla mia conversione, quella stessa notte mi darò la morte pugnalandomi al cuore.»
Ero disgustato per aver dovuto a mia volta usare la menzogna. La seduzione dei Rettili purtroppo si insinuava come un veleno, condizionando le nostre parole e le nostre azioni quotidiane anche contro la nostra stessa volontà. Il mio stratagemma in ogni caso funzionò.
Sar interpretò quella richiesta fattagli all’ultimo momento come un segno di cedimento. Il Saar Rosso non aveva ancora rinunciato a conquistare il controllo della mia mente. I miei poteri gli facevano gola. Con quella decisione, pensò Sar, praticamente mi consegnavo a lui, che era ormai l’incontrastato padrone del Nuur Rosso.
Il permesso di utilizzare la Sala di Connessione fino alla Luna Piena mi fu accordato.

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