Il Maestro dei Rettili

La mattina tutto si svolse come previsto. Il rituale della sera prima aveva rinvigorito gli sciamani e le sciamane in partenza. Il dolore per il distacco dalla Terra dei Sar’d era lenito dalla profonda consapevolezza di avere un compito importante per il futuro.
La civiltà dei Sar’d non sarebbe perita grazie a loro. Nur provava una profonda gratitudine nei loro confronti ed era sicuro che il Nur dei Sar’d avrebbe continuato ad ardere luminoso, seppure da un’altra stella. Ed era felice che quella stella fosse la stella dei suoi amati fratelli Centauriani.
A metà mattina cinque astronavi dei Dorati si avvicinarono. Ormai, data la crescente densità della Terra dei Sar’d, non si fidavano più ad atterrare. Restarono in cielo, a poche centinaia di metri di altezza, e il trasbordo avvenne tramite delle sfere di luce condensata. Perciò ci volle un po’ di tempo prima che tutti venissero trasportati sulle astronavi. Ad ognuno veniva fatta indossare una veste bianca tessuta dai Dorati. Era stato deciso di comune accordo che non venisse portato assolutamente nulla di materiale proveniente dalla Terra dei Sar’d. Il rischio di contaminazione era troppo alto.
Anche se non era certo quella la sua finalità, quella decisione funzionò anche come un’ultima selezione perché una decina di sciamani non accettarono. Il loro attaccamento a qualche loro possesso, anche se certamente per motivi affettivi e non venali, era comunque il segno che il veleno dei rettili si era già troppo insinuato in loro. La loro rinuncia a partire purtroppo lo dimostrava.
Tutti gli altri trovarono naturale e sensata quella decisione, e molti si sentirono alleggeriti, come se andarsene senza portarsi nulla dietro li aiutasse a staccarsi dal passato proiettandoli da subito verso un nuova vita.
Le navi dei Dorati avrebbero portato gli sciamani e le sciamane Sar’d nel Sole Centrale della Galassia, dove tante altre volte erano stati, per una profonda purificazione dalle energie dei Rettili, che anche in loro erano comunque penetrate, seppur solo superficialmente.
Poi sarebbero atterrate sul pianeta di destinazione dove i fratelli e le sorelle di Alpha Centauri li avrebbero aiutati ad insediarsi e a dare vita alla prima nuova comunità dei Sar’d. Lo sciamano Alpha, lo sciamano del Nord, con alcuni altri individui scelti che si erano già trasferiti su quel pianeta dopo il Primo Diluvio in previsione di un possibile esodo di massa, li avrebbe accolti e avrebbe guidato la nuova comunità.
I Dorati mi avevano informato che sarebbero rimasti nella Valle dei Pianeti fino al completamento della missione, così da poter intervenire in caso di necessità, oltre che per monitorare un’eventuale reazione dei Rettili a quella partenza, della quale senza alcun dubbio erano già a conoscenza.
Poi sarebbero stati raggiunti dall’ultimo gruppo dei Dorati ancora di stanza al Nuur Bianco e avrebbero lasciato l’isola, posizionando le loro astronavi a una distanza di massima sicurezza.
Io cercai di convincere Al-Sha a partire con loro, ma lei fu irremovibile nella sua decisione di restare con me fin quando fossi rimasto al Nuur Rosso o in qualunque altro posto nella Terra dei Sar’d avessi deciso di trasferirmi. Sua madre, Dorotea, approvava la sua decisione. Era comunque fiduciosa che ancora per lungo tempo sarebbe stato possibile per loro prelevare qualcuno in caso di necessità. Perciò era sicura che Al-Sha quando sarebbe stato il momento sarebbe riuscita a ricongiungersi a loro. Io ormai sentivo che quel momento non era lontano, che molto presto in un modo o nell’altro me ne sarei andato, perciò non insistetti più di tanto. E la vicinanza di Al-Sha in un momento per me delicato come quello sarebbe stata preziosa.
Quando il trasbordo fu terminato e le astronavi dei Dorati poterono partire era ormai pomeriggio inoltrato, perciò con Al-Sha decidemmo di rimandare la partenza alla mattina dopo. Nun invece non aspettò. Ormai da troppi giorni non aveva notizie dei suoi fratelli Haar, e visti i tempi poteva essere successa qualsiasi cosa. Ci salutammo con calore. Il rito della sera prima ci aveva in qualche modo riavvicinati. E visto che lui non poteva avvicinarsi al Nuur Rosso a costo della sua vita, sapevo che non ci saremmo più rivisti.
Dopo averlo salutato, dissi ad Al-Sha che mi sarei messo a riposare. Erano state giornate molto impegnative e la mattina dopo ci attendeva un lungo viaggio.
Al-Sha mi accompagnò alla capanna di pietra circolare, all’interno del Recinto delle Celebrazioni, dove avevamo allestito i nostri giacigli. Dopo essersi assicurata che non avessi bisogno di niente si allontanò. Sicuramente voleva trascorrere il tempo che le restava con sua madre.
Io mi sdraiai e mi sembrò di cadere subito in un sonno profondo. Feci uno strano sogno.
Vedevo in lontananza i Saar che danzavano. Era una visione simile a quella che avevo da bambino nella mia Prima Vita, quando li vedevo danzare nell’arcobaleno. Erano disposti in cerchio e danzavano, come fiamme. La luce che emanavano era intensissima ma non abbagliava. Avrei avuto il desiderio di entrare anch’io in quella danza, in quella luce, ma sapevo che non era questo che dovevo fare.
Il cerchio dei Saar danzanti si avvicinò a meno di una decina di metri e si aprì davanti a me. Ciò che vidi mi meravigliò. Al centro del cerchio c’era una bolla di energia oscura, simile alla Sfera Nera che avevo preso dal Saar Rosso, ma molto più grande. La bolla iniziò a dissolversi velocemente come fumo portato via dal vento e al centro del cerchio con le mani giunte vidi un uomo circonfuso di luce. La sua luce si espanse, mi avvolse e si fuse con la mia mentre l’uomo veniva verso di me. Indossava una tunica chiara che sembrava fatta anch’essa di luce.
Quando l’uomo fu di fronte a me ci guardammo. I suoi occhi erano i miei. Avevo la netta impressione di trovarmi davanti a me stesso, anche se il suo aspetto era piuttosto differente dal mio. Lui si inchinò leggermente in segno di rispetto e io feci altrettanto.
«Sono qua. Ho risposto al tuo richiamo,» disse, aprendo le braccia con le palme delle mani rivolte verso di me, come se stesse per abbracciarmi, e restando poi come in attesa.
«È il Maestro dei Rettili» udii una voce dire.
Erano I Saar. La loro voce era per me inconfondibile, fin dalla prima volta che l’avevo udita, nella mia Prima Vita.
«Tu lo hai chiamato» dissero. «Quando hai accettato di curare il Saar Rosso e hai integrato in te la Sfera Nera.»
«È quasi tempo» disse allora il Maestro dei Rettili. «Ma prima devi ancora capire alcune cose. Quando sarà il momento tornerò
Si inchinò profondamente e poi si allontanò, scomparendo nella luce dei Saar che insieme a lui si allontanarono danzando.
Mi ritrovai di punto in bianco completamente sveglio, come se non avessi mai dormito. Dal silenzio che mi circondava compresi che eravamo ancora nel pieno della notte. Le immagini del sogno erano vividissime nella mia mente e soprattutto nel mio cuore. I Saar avevano scelto quel luogo ancora parzialmente incontaminato per darmi delle importanti istruzioni, anche se devo confessare che in quel momento non ero minimamente in grado di decifrarle. Numerosi pensieri si intrecciavano nella mia mente. Come poteva il Maestro dei Rettili essere uno sciamano così luminoso, addirittura più di quanto io fossi mai stato, anche nel pieno dello splendore del Tempo dei Saar? E da dove veniva?
Ero sicuro che non sarei riuscito a riaddormentarmi, e in ogni caso mi sentivo perfettamente riposato, come dopo un sonno profondo durato molte ore. Così decisi di andare a meditare. Mi alzai e uscii all’aperto, stando molto attento a non svegliare Al-Sha. Non volevo che si preoccupasse vedendomi uscire da solo, ma non potevo parlarle del mio incontro coi Saar e del conseguente bisogno di meditare.
Mi incamminai verso il maar. In giro ovviamente, non c’era nessuno. I guardiani dei Dorati presidiavano principalmente il perimetro esterno della Valle. E in ogni caso erano in grado di muoversi senza essere visibili.
Mi sedetti sugli scalini di pietra che portavano dentro il pozzo sacro. La luce della luna donava alla superficie dell’acqua una luminescenza che addirittura filtrava nei miei occhi attraverso le bende. Era da molto che non capitava che intravedessi un po’ di luce. Pensai che fosse l’Acqua Sacra e darmi il benvenuto in quel modo. Aprii le braccia, nell’identico gesto che aveva compiuto nel sogno il Maestro dei Rettili, e rivolsi i palmi delle mani verso l’acqua. Le chiesi di ripulirmi da tutto il peso accumulato in quei lunghissimi anni del Degrado. Volevo essere pronto ad affrontare la fase finale della cura. L’acqua esaudì prontamente la mia richiesta. Rimasi a lungo in quella posizione e a un certo punto mi addormentai, come un bimbo tra le braccia di sua madre.

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