L’Esodo dei Sar’d

Ormai gli Stellari erano partiti quasi tutti. Restavano piccole colonie di Haar, da tempo costrette a vivere nella clandestinità e nella paura. Come era stato deciso all’assemblea nella Valle dei Pianeti, a custodire i principali luoghi sacri sarebbero rimasti sui piani sottili diversi grandi sciamani e sciamane provenienti da Vega, da Andromeda, dalla Lyra e da alcune altre stelle. E un gruppo scelto di Dorati ancora riusciva a mantenere il controllo del Nuur Bianco restando immune alla tossicità dei Rettili.
Anche la Valle dei Pianeti non era stata ancora intaccata, grazie al lavoro congiunto di tutti gli Stellari ancora presenti sull’Isola. Ma era chiaro che avrebbe resistito ancora per poco. Sagome evanescenti di piccoli serpenti venivano viste sempre più spesso aggirarsi negli edifici sacri, arrivando addirittura a spingersi fin dentro il maar, il pozzo sacro che univa il Maar, il Mare Interno, alle stelle, il meraviglioso strumento di connessione e di creazione che noi Sar’d avevamo costruito al culmine del nostro potere con la collaborazione dei Saar.
Tra le sciamane e gli sciamani Sar’d solo poche migliaia erano riusciti a non cedere alle pressanti lusinghe dei Rettili. Molti non avevano retto all’orrore e si erano ritirati nei piani sottili, sfuggendo alla manipolazione e precludendosi però così la possibilità di influire sul degrado. Chi era rimasto viveva nella sua comunità come un reietto. Inizialmente gli sciamani e le sciamane, soprattutto se rivestivano ruoli per così dire di prestigio, un tempo riconosciuti e rispettati da tutti, ricevettero un trattamento di favore. Mantennero la loro posizione nei vari nuur e negli altri santuari, per quanto solo come una sorta di titolo onorifico vuotato ormai di alcun potere decisionale. Il loro ruolo gli obbligava però a presenziare a tutte le cerimonie e i rituali che ormai si erano trasformati in esibizioni di efferata crudeltà. I Rettili pensavano che in questo modo il loro cuore non avrebbe retto e avrebbero potuto impadronirsi delle loro menti riuscendo a piegarli al proprio volere.
Ma come noi avevamo sottovalutato i Rettili, i Rettili avevano sottovalutato gli sciamani Sar’d. Alcune migliaia di noi resistettero molto a lungo nel mezzo di quell’orrore.
Ormai però anche per loro restare non era più sicuro. I Rettili, vedendo la forza della loro resistenza al proprio potere, cambiarono atteggiamento. Sia gli sciamani che i loro famigliari iniziarono a venire emarginati dalle proprie comunità. In alcuni casi addirittura cacciati. Anche la loro vita era in costante pericolo. Avrebbero potuto essere uccisi da un momento all’altro.

I Dorati indissero una riunione al Nuur Bianco con gli Sciamani Stellari rimasti sull’isola e con alcuni rappresentanti degli sciamani Sar’d che avevano visitato recentemente vari luoghi dell’isola e quindi conoscevano meglio la situazione globale. In un certo qual modo erano considerati ufficiosamente i loro portavoce.
Gli Haar non erano presenti perché per loro spostarsi era diventato estremamente pericoloso, e inoltre avevano già preso la loro decisione definitiva. Non era sembrato il caso di convocarli.
Era presente invece alla riunione, espressamente invitato dai Dorati, un portavoce di Alpha Centauri. Il legame fra noi e Alpha Centauri era molto antico e molto profondo. Il luogo dove più spesso ci si incontrava coi fratelli e le sorelle di Alpha Centauri era il Nuur Dorato, il nuur di Nun. Perciò sia io che Nun avevamo molti amici tra di loro. Con alcuni c’era un legame più che fraterno. Non avendo costituito delle vere e proprie colonie qui, i Centauriani quando il degrado si era diffuso a tutta l’isola avevano semplicemente e inevitabilmente smesso di venire a trovarci. Ma erano comunque rimasti in contatto desiderando seguire gli sviluppi della situazione.
Il portavoce dei Dorati fu molto chiaro fin dall’inizio.
«La Valle dei Pianeti sta venendo inquinata» esordì, «Non durerà ancora a lungo. E anche questo nuur è stato indebolito. La sua connessione con gli altri sei nuur collegati agli altri sei Soli minori è stata ormai distrutta. Non sappiamo per quanto ancora riusciremo a proteggerlo.»
Fece una lunga pausa volgendo in giro lo sguardo per cogliere la reazione dei presenti alle sue parole. Poi riprese. «A parte questo, ormai la nuova densità è diventata inconciliabile con le nostre frequenze. I tempi stanno collassando e come una colla vischiosa stanno occludendo i canali e bloccando i portali. Da un momento all’altro le nostre astronavi potrebbero essere risucchiate nella densità e non riuscire più a ripartire.» Tirò un lungo respiro prima di concludere con una certa gravità: «Perciò abbiamo deciso di ritirare anche l’ultimo gruppo.»
Nella sala si diffuse un mesto mormorio. Nessuno dei presenti avrebbe voluto sentire quelle parole.
«Non stiamo abbandonando i Sar’d al loro destino» continuò il Dorato. «Sposteremo le nostre astronavi a una distanza di sicurezza e continueremo a monitorare la situazione, così da poter intervenire ogniqualvolta sarà possibile.»
«Gli Sciamani Stellari cosa hanno deciso?» chiese poi. «Credo siate perfettamente consapevoli che se restate, seppur all’interno dei piani sottili, verrete comunque intrappolati e i vostri poteri saranno fortemente limitati.»
Nessuno si tirò indietro. Tutti decisero di restare.
Nella sala scese un silenzio solenne, che venne interrotto da una sciamana Sar’d.
«Ringrazio gli Sciamani Stellari per la loro coraggiosa decisione … ma …» si rivolse al Dorato con una punta di indignazione nella voce, «… ci avete convocato solo per dirci che avete deciso di andarvene? Abbiamo corso molti pericoli per arrivare qua. Siamo venuti con la speranza che aveste un aiuto da porgere o qualche consiglio da darci. Potevate comunicarci la vostra decisione in altro modo, senza metterci nella condizione di correre rischi inutili.»
Il Dorato le rivolse un aperto sorriso.
«Non vi abbiamo convocato per questo cara sorella. Abbiamo a cuore il vostro bene quanto il nostro. È stato elaborato un piano, discusso prima con i Sir, i Saar e il Popolo di Luce del Sole Centrale, e poi condiviso unanimemente da tutte le popolazioni stellari che sono legate a voi. Vi abbiamo invitato qui per proporvelo.»
«Un piano?» ripeté la sciamana Sar’d con sorpresa. Con la frammentazione nella quale i Sar’d, compresi gli sciamani, erano caduti, la sola idea che qualcuno avesse elaborato un piano suonava strana. «Quale piano?» chiese.
Il Dorato cedette la parola ad Antarel, il portavoce di Alpha Centauri.
«Ci siamo trovati d’accordo» disse questi, «nel ritenere che la civiltà dei Sar’d per il bene di tutta la Galassia debba continuare. Quest’Isola un tempo benedetta dalla luce e dall’amore è ormai diventata uno dei principali portali attraverso cui i Nuovi Esseri stanno entrando nella nostra creazione. Nessuno di noi ora è in grado di prevedere fin dove porterà il degrado, ma è sicuro che i Nuovi Esseri cercheranno di cancellare ogni traccia e ogni vera memoria del Tempo dei Saar. Potrebbero riuscirci. Perciò la nostra preghiera è che gli sciamani Sar’d che non hanno spezzato il legame con le stelle si trasferiscano su un altro pianeta per proseguire ed evolvere la loro civiltà.» Antarel si schiarì la gola prima di proseguire. «Il popolo di Alpha Centauri sarebbe onorato di offrire ai Sar’d l’ospitalità adeguata nel proprio sistema e il massimo supporto nel periodo dell’insediamento.»
Gli sciamani Sar’d a quelle parole rimasero ammutoliti.
«Noi metteremo a disposizione tutte le astronavi necessarie» intervenne il Dorato. «Ma la vostra partenza deve avvenire al più presto. Possiamo darvi il tempo necessario per comunicare la notizia e per riunire tutti il prima possibile alla Valle dei Pianeti, dove avverrà la partenza.»
I portavoce degli sciamani Sar’d non sapevano cosa dire. Non avevano mai considerato quell’eventualità. L’idea di dover lasciare la Terra dei Sar’d era per loro inconcepibile.
La sciamana che aveva parlato prima si decise ad intervenire.
«Il Nur è informato di questa decisione?» chiese.

In effetti io non ero presente a quella riunione. Non ero stato invitato perché gli Stellari sapevano benissimo che a causa dell’età e della mia cecità i viaggi per me erano estremamente faticosi, e li intraprendevo solo quando lo ritenevo necessario, come nel caso della partenza dei Sir e degli altri Stellari dalla Valle dei Pianeti.
In realtà sarei dovuto essere io, già da tempo, nel momento stesso in cui la maggior parte degli Stellari avevano deciso di andarsene, a proporre quella soluzione e a guidare l’Esodo. Ma io non potevo andar via, avevo un compito da svolgere qui, nella Terra dei Sar’d, e non potevo spiegarlo. Sentivo che per poter riuscire dovevo tenere segreto il mio piano di cura del Saar Rosso e di tutti i Rettili. E non mi sentivo di proporre un esodo a cui non avrei potuto partecipare. Desideravo con tutto me stesso che al più presto qualcuno degli altri sciamani iniziasse almeno a discutere di questa possibilità. E percepivo che gli Stellari, i Dorati in particolare, stessero ipotizzando questo tipo di soluzione. Perciò non fui stupito quando Antarel venne al Nuur Rosso per mettermi al corrente di ciò che era stato deciso alla riunione nel Nuur Bianco e a chiedere la mia approvazione. Era molto vicino al mio cuore e sapeva perfettamente che avrei condiviso senza alcuna riserva la decisione presa.
Ci incontrammo nella Sala di Connessione, adiacente alla Sala Sacra. Era la sala che usavo un tempo per le mie meditazioni e per i rituali più riservati. Per qualche strano motivo lo sciamano Sar, su indicazione del Saar Rosso, mi avevo concesso di continuare a usarla quando avessi voluto. Credo che il Saar Rosso, pur nella sua estrema arroganza, continuasse ad avere un certo timore di me. Alcune volte, prima che lo sciamano Sar prendesse il comando, avevo acceso il Fuoco Bianco nella Sala Sacra quando il Saar Rosso era presente. Avevo visto la sua reazione disgustata e intimorita prima che fuggisse via velocemente, strisciando lungo le pareti. Probabilmente aveva paura che il potere del Fuoco Bianco fosse ancora pericoloso per lui, e per questo pensava che fosse meglio tenermi buono.
Tanto più che la Sala di Connessione era poco funzionale per i loro riti. Vi si accedeva attraverso uno stretto corridoio alla sinistra della Sala Sacra. Il corridoio aveva la funzione di agevolare lo spostamento dimensionale. Quando il nuur era vivo il corridoio si adattava fluidamente alle persone che lo attraversavano. Le accompagnava amorevolmente nella sala e le purificava. Col venir meno dell’originario potere del Nuur Rosso, il corridoio perse la sua funzione, si irrigidì e si restrinse, e divenne disagevole attraversarlo. Lo sciamano Sar utilizzava la Sala di Connessione solo di tanto in tanto per qualcuna delle sue uccisioni più efferate in onore del Saar Rosso, alle quali potevano assistere solo alcuni tra i suoi più stretti collaboratori. Probabilmente lo divertiva l’idea che io potessi andare a meditare in un luogo fortemente insozzato dal sangue da lui versato.
Io ovviamente pur avendone la possibilità non vi andavo quasi mai. Ma quella volta sentii un richiamo. Qualcuno chiedeva di incontrarmi, e pur se ormai contaminata la Sala di Connessione era ancora il luogo migliore per un incontro, e soprattutto era al riparo da occhi indiscreti.
Non ebbi problemi ad accedere alla Sala. Come sempre ero accompagnato da Al-Sha. Come prima cosa purificai la Sala di Connessione col Fuoco Bianco. Con mio stupore la Sala al suo interno era ancora viva. La nicchia si espanse e fu colmata da una nebbia verde. Compresi subito chi stava arrivando e sinceramente in quel momento non me lo sarei aspettato.
Quando il fratello di Alpha Centauri mi raccontò in dettaglio quello che era stato detto alla riunione il mio cuore si alleggerì.
Mi disse che alla fine gli sciamani Sar’d si erano convinti a partire ma volevano che io dessi la mia approvazione.
Io non potevo che dirmi d’accordo. Gli dissi anche che mi sarei immediatamente diretto alla Valle dei Pianeti per salutare e dare la mia benedizione, se Al-Sha fosse stata disposta ad accompagnarmi.
Al-Sha mi sorrise ed annuì. Quelle notizie non l’avevano minimamente sorpresa. Pensai che probabilmente era riuscita a mantenere il contatto telepatico con sua madre, che era una Dorata ed era tra quelli che erano rimasti a custodire il presidio del Nuur Bianco.
La mattina dopo, molto presto per non essere visti, lasciammo il Nuur Rosso e ci incamminammo verso la Valle dei Pianeti.

Quando arrivammo alla Valle del Pianeti fummo accolti da Nun, che sembrava aspettarci.
«Hai deciso di andare?» fu la prima cosa che disse.
Rimasi stupito. Un tempo io e Nun eravamo in grado di comunicare senza bisogno di parole. L’uno sapeva perfettamente cosa pensava o sentiva l’altro. Adesso eravamo quasi degli estranei.
«Credevo avessi capito che ho un compito da portare a termine qui» ribattei.
«Tu sei il Nur, devi guidare l’Esodo.» Sembrava quasi che non mi avesse ascoltato. «Come può continuare la civiltà dei Sar’d senza il Nur?»
«Troveranno il modo. E su Alpha Centauri potranno avere l’aiuto dei Saar e del Popolo di Luce del Sole Centrale, oltre che quello dei Centauriani, per ricostruire la comunità e continuare a evolversi» spiegai pacatamente. «Io devo restare qua. Come Nur sono in parte responsabile di quello che è successo. Ora non posso semplicemente abbandonare la Terra dei Sar’d al suo destino.»
«Tu invece?» chiesi poi. «Credo che tu dovresti andare. Sei stato bandito. Potrebbero catturarti e ucciderti da un momento all’altro.»
Ma anche Nun aveva deciso di restare. Disse che finché c’era ancora qualche colonia di Haar era suo dovere aiutarli. Il suo intento era lodevole, ma temevo che nella sua decisione influisse anche la seduzione dei Rettili che aveva iniziato a far breccia nel suo cuore fin dai tempi del Secondo Diluvio.
In ogni caso in quel momento non mi sentii di sollevare la questione. Non volevo offenderlo, e comunque non avrei potuto far niente per aiutarlo.
«Capisco» mi limitai a dire.
Chiesi anche di Tara. Lui disse che era stata informata ma ormai non usciva quasi più dal suo nuur e non si era sentita nemmeno di affrontare il viaggio fino alla Valle dei Pianeti.
Col cuore velato di tristezza ci incamminammo verso il luogo dove si erano radunati gli sciamani Sar’d in attesa della partenza.

I Sar’d in partenza erano numerosi, considerato che molti sciamani erano riusciti a portare con sé le proprie famiglie. Tanti invece con la morte nel cuore avevano dovuto abbandonarle perché i loro congiunti erano ormai diventati schiavi dei rettili. Non si poteva rischiare che il Gruppo dell’Esodo venisse contaminato. Molti avevano portato con se i loro gatti, che avevano accettato di seguire gli umani per aiutarli nella creazione della Nuova Terra dei Sar’d anziché tornare nella loro dimensione originaria, cosa che per la maggior parte di loro era ancora possibile.
Quando arrivammo fummo subito circondati da un folto gruppo di sciamani e sciamane che ci salutarono e ci chiesero se saremmo partiti con loro. Dissi di no. Che più tardi avremmo spiegato. Qualcuno mi chiese se ero davvero d’accordo con quella partenza. Dalla sua espressione era chiaro che avrebbe preferito restare, pur nel pieno di quel cruento degrado. Lo rassicurai e ripetei che appena possibile avremmo radunato tutti gli sciamani e io avrei esposto il mio consiglio, come tante altre volte avevo fatto. Il consiglio del Nur solitamente era rispettato da tutti, ma nessuno era obbligato a seguirlo e chi non lo condivideva era libero di comportarsi secondo le proprie convinzioni, senza intralciare gli altri.
Io ero ansioso di incontrare i Dorati e Antarel, il mio fratello Centauriano per proporre di celebrare la partenza con un rituale solenne. Ci incontrammo nella Sala Circolare. Erano presenti anche alcuni degli Sciamani Stellari. Tra i Dorati c’era anche la madre di Al-Sha che quando la vide corse subito ad abbracciarla. Salutò con calore anche Nun, ma lui si irrigidì, pur cercando di non darlo a vedere.
La partenza era prevista per la mattina successiva. C’era il tempo per celebrare il rituale che avevo in mente. Decidemmo di riunirci poco prima del tramonto.
Gli sciamani e le sciamane Sar’d c’erano quasi tutti. Solo chi aveva dei bambini molto piccoli non aveva potuto lasciarli soli ne portarli, vista la solennità dell’occasione. Così alcune delle madri e dei padri si erano offerti di badare loro a tutti i bambini così di permettere ad altri di partecipare.
Spontaneamente gli sciamani Sar’d si erano disposti in cerchi concentrici. Anche la maggior parte dei Dorati presenti nella Valle erano venuti e si erano mischiati a loro.
Il cerchio più interno era formato dai Comandanti delle astronavi che sarebbero partite alla volta di Alpha Centauri, da Al-Sha e da sua madre, da Nun e da un folto gruppo di Sciamani Stellari che pur abitando ormai nei piani sottili avevano deciso di ridensificarsi momentaneamente per l’occasione.
Al centro dei cerchi c’ero io, il Nur, Colui che accende il Fuoco.
Aspettai che il sole fosse sul limite dell’orizzonte e a quel punto presi la parola.
«Oggi è un giorno di dolore e di gioia» esordii. «I cuori di chi parte e di chi resta sono colmi di tristezza. Il Degrado è ormai irreversibile, e la Terra dei Sar’d, l’Isola del Fuoco e della Luce, è diventata un covo di Rettili spietati e sanguinari. L’Esodo si è reso dunque inevitabile. Ma sotto la tristezza c’è la gioia di una nuova strada, di una nuova creazione che inizia nella fratellanza con i Centauriani e con gli altri popoli stellari ai quali siamo connessi attraverso una luce che non si spegnerà mai. C’è la gioia perché la civiltà dei Sar’d non morirà e il Nur, il Fuoco Bianco, continuerà ad ardere nei nostri cuori e sarà visibile in tutta la Galassia, così come è stato nel Tempo dei Saar.
Io non verrò con voi. Il mio compito è stare vicino ai nostri amati fratelli e sorelle che sono stati sedotti e son diventati schiavi dei Rettili. Non posso salvare la nostra terra dal degrado, ma posso accompagnarla nel suo cammino mantenendo una flebile luce fin quando mi sarà possibile, così come stanno facendo Nun e tanti altri che hanno deciso di restare. So che molti di voi avrebbero preferito restare. Andarsene è una decisione dolorosa. Ma il vostro compito è estremamente onorevole. Qualcuno potrebbe pensare che andarsene sia una resa, una sconfitta. Ma non c’è stata nessuna guerra. Noi non abbiamo mai fatto una guerra, e così sarà fino alla fine dei tempi e fin quando esisterà il cerchio di luce degli sciamani Sar’d.
Alcuni hanno espresso il parere che per dare inizio a una nuova creazione sia necessaria la mia presenza, perché senza il Nur non si riuscirà a ridare vita alla nostra civiltà. Ma il Nur non sono io. Il Nur è il Fuoco Bianco. Io sono soltanto il suo servitore, il suo canale, colui che lo accende. Il Nur è dentro ognuno di voi, è la sostanza stessa della nostra vita. Siete tutti sciamani e sciamane molto potenti
» proseguii con convinzione. «Sarete perfettamente in grado di rendere ancora più splendente il Fuoco dei Sar’d. Sarete aiutati in questo, non abbiate paura. Il Nur troverà le sue vie se voi manterrete il vostro cuore aperto colmandolo di luce. La mia presenza non è necessaria. Il nostro legame va al di là del tempo e dello spazio, e non si spezza.»
Pronunciate con solennità queste parole, iniziai a intonare i Suoni Sacri. All’inizio la mia voce uscì flebile e un po’ roca. Era da tanto che non officiavo un rituale. E quel rituale era particolarmente significativo, ed era probabilmente l’ultimo che avrei officiato nella Terra dei Sar’d per tutto il resto della mia vita. A poco a poco però la mia voce risuonò più forte, più rotonda. Iniziai a sentire il mio corpo che iniziava a vibrare. A quel punto altri sciamani si misero a intonare a loro volta i Suoni Sacri, seguendo la mia voce. Prima solo quelli dei cerchi più interni, poi velocemente il suono si espanse a tutti i cerchi e tutti i presenti furono avvolti da un’onda sonora che li alleggeriva e li illuminava.
Nun iniziò a suonare un tamburo che eravamo riusciti a procurarci. Partì con un ritmo lento che molto rapidamente accelerò. Iniziammo tutti a danzare nel punto in cui eravamo. Il battere dei nostri piedi sul terreno mentre danzavamo si unì al ritmo del tamburo. Percepivo che il mio cuore si univa a quello di tutti gli altri, anche a quello di Nun. Per un’ultima volta ritrovammo la nostra accordatura. Dopo alcuni minuti quando i suoni e la danza raggiunsero il culmine, capii che era il momento di accendere il Fuoco Bianco.
Percepivo dal cerchio interno formato dai Dorati e dagli Sciamani Stellari una potente energia fluire verso di me che mi aiutava e mi sosteneva. Accesi il Fuoco Bianco davanti a me, al centro del cerchio. Quasi immediatamente divampò.
Invitai a entrare nel Fuoco Bianco prima Nun ed Al-Sha, poi i Dorati e gli Sciamani Stellari. Poi entrai io. Il Fuoco Bianco si espanse velocemente a tutti i cerchi formati dagli sciamani. Centinaia e centinaia di fiamme divamparono verso l’alto. Ci fu una sorta di esplosione, la luce del Fuoco Bianco che avevamo generato divenne simile a quella di una supernova che si diffonde in tutto il firmamento. Fu un istante. Poi il Fuoco Bianco venne riassorbito dalla prima fiamma che io avevo acceso e subito si spense.
Fu l’ultima vera luce che noi Sar’d potemmo accendere nella nostra terra prima che il Degrado la ricoprisse interamente con la sua melma collosa. Il Tempo dei Saar era terminato.

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