La Cerimonia insanguinata

Fu la prima volta che dentro il Nuur Rosso, dentro la Sala Sacra, fu versato del sangue. Erano passati diversi anni da quando avevo intrapreso la cura del Saar Rosso (ormai dentro di me lo chiamavo anch’io così). Nun era andato via già da parecchio. Era ormai quasi impossibile comunicare telepaticamente tra di noi. In un altro momento questo distacco mi avrebbe addolorato. Nun era per me più di un fratello. Ogni tanto tornava dai suoi pellegrinaggi per informarmi di quello che aveva visto e sentito in altri nuur, in altri villaggi. Lui continuava a tenere stretti contatti con i gruppi di stellari che ancora vivevano nella nostra zona. Tornava anche per vedere sua figlia Al-Sha, che era rimasta al Nuur Rosso e si prendeva cura di me come una figlia. Io cercavo di trasmetterle più conoscenze possibile per aiutarla ad attraversare nel migliore dei modi quel tempo oscuro. Ma naturalmente non potevo metterla pienamente al corrente di ciò che stava avvenendo nel Nuur Rosso per non turbarla. Per quanto fosse una sciamana molto dotata, le frequenze energetiche in cui tutti eravamo immersi erano ormai molto basse e ciò non le permetteva di sviluppare pienamente i suoi poteri. Per questo lei non percepiva il Saar Rosso, se non vagamente come una semplice sensazione di disagio quando lui era presente. Molti nel nuur ne percepivano la presenza, ma solo io lo vedevo chiaramente, e sapevo chi era. Nemmeno Nun era riuscito a individuarlo. Aveva percepito la sua energia maligna, ma aveva preferito non vedere.
Tantomeno potevo parlare con qualcuno dei miei incontri con i Saar. Ormai da tempo la comunicazione coi Saar era cessata in tutta l’isola, e i pochi che come me ancora riuscivano ad avere qualche contatto preferivano tenerselo per sé, per paura di essere considerati dei visionari arroganti o dei pazzi.
Il Saar Rosso aveva preso definitivamente il potere. Si aggirava per il nuur con aria tronfia. Ormai era un drago rosso perfettamente formato, e il suo aspetto incuteva una sorta di timore reverenziale. Col crescere del suo potere la sfera nera che custodivo dentro di me diventava sempre più difficile da portare. Non avevo moltissimo tempo per capire cosa farne, se non volevo che il suo peso mi schiacciasse.
Ormai entravo raramente nella Sala Sacra, che era diventata dominio del Saar Rosso. C’era stato un tacito accordo tra me e lui quando fu chiaro che ormai il padrone di casa era lui. Avrei potuto vivere in una delle torri esterne del Nuur Rosso, insieme ad Al-Sha, fino alla fine della mia vita. E senza che mi fosse esplicitamente proibito smisi di frequentare anche la Sala di Connessione, che era ormai quasi del tutto disconnessa dal Sole Centrale.
Per rendere conto ai miei allievi del mio comportamento avevo detto che ormai ero vecchio e stanco e non ero più in grado di mantenere la guida del Nuur Rosso. Avrei continuato a istruire i giovani e avrei distribuito i vari incarichi fin quando non fosse emersa la nuova guida. Fino al Secondo Diluvio ero quasi certo che Sar, il mio allievo più dotato, sarebbe stato perfettamente adatto a quel compito. Ma poi l’ammonimento del Maestro del Fuoco Bianco mi aveva messo in allarme e mi ero reso conto che era troppo vulnerabile alla seduzione dei Nuovi Esseri, e avevo cambiato idea. Per un po’ di tempo avevo pensato che Al-Sha avrebbe potuto prendere il mio posto. Ma poi mi resi conto che ormai la mia opinione non aveva più importanza, che non sarei stato io a decidere.

Si avvicinava la Cerimonia del Ricordo, che si svolgeva nel Nuur Rosso e in molti altri luoghi una volta all’anno. Era un momento di festa in cui si celebravano i Saar, i nostri progenitori spirituali, si ricordavano i tempi in cui era facile comunicare con loro e spesso venivano a trovarci nei nostri nuur, e si esprimeva la speranza che tornassero.
In quei giorni Nun era tornato per una delle sue brevi visite. Ci recammo insieme nella Sala Sacra dove si sarebbe svolta la cerimonia. Nonostante tutto l’atmosfera era festosa. Gli stellari erano felicissimi di poter partecipare a quella cerimonia che rafforzava l’unità e i legami tra tutti. Negli ultimi tempi molti Sar’d, anche tra gli sciamani, non li vedevano più di buon occhio e perciò erano costretti a evitare, pur con grande dolore, di frequentare i luoghi sacri. Quell’occasione perciò era per loro una vera festa.
Quando l’officiante iniziò a recitare le formule di rito per ricordare la venuta dei Saar, lo sciamano Sar lo interruppe e disse che doveva fare un’importante dichiarazione.
Mi gelai. Ultimamente Sar mi preoccupava. Era diventato piuttosto arrogante, spesso anche nei miei confronti, e si mostrava eccessivamente compiaciuto dei suoi poteri. Molte volte avevo ripensato all’ammonimento del Maestro del Fuoco Bianco: «alcuni dei tuoi allievi sono particolarmente vulnerabili alla seduzione dei Nuovi Esseri e potrebbero cadere sotto il loro controllo.» E mi ricordavo l’ombra scura che aveva attraversato il mio campo visivo quando avevo pensato a Sar.

Alcuni giorni prima con mio grande dolore uno dei miei allievi migliori, l’arturiano Reis, era stato trovato morto con la testa spaccata da una roccia e dei lividi sul viso. Poteva essere stato un incidente ma Nur aveva il terribile sospetto che Sar c’entrasse qualcosa.
Ora quell’annuncio fatto interrompendo arrogantemente l’officiante durante la cerimonia non presagiva nulla di buono.
Sar, con voce squillante annunciò che lui aveva ristabilito il contatto coi Saar. Il Saar Rosso gli parlava, lo aveva anche visto. Era un essere potente e fiammeggiante. Aveva scelto lui per assumere la guida del Nuur Rosso e quindi da quel momento sarebbe stato lui il Nur.
Voci di giubilo, ma anche di protesta, si levarono nella sala. Molti dei presenti erano felici che finalmente fosse stato scelto un nuovo Nur, giovane e potente, e lo acclamarono.
Altri invece protestarono. «Come sappiamo che stai dicendo la verità? Che davvero il Saar ti ha parlato?»
Un uomo dal fisico possente lo affrontò apertamente.
«Se davvero parli col Saar e sei così potente, combatti con me e vincimi» lo sfidò.
Sar era un giovane forte ma non avrebbe certo potuto reggere il confronto con l’uomo che lo aveva sfidato.
Io vidi il Saar Rosso ergersi al centro della sala in tutta la sua potenza. Si mise alle spalle di Sar.
Sar accetto la sfida e i due uomini iniziarono a lottare. Il Saar Rosso entrò dentro lo sciamano Sar, come se si fosse impadronito di lui.
In breve tempo Sar sopraffece l’uomo e lo uccise spezzandogli il collo.
«Non voglio vedere» mormorai.
Sentii una tremenda fitta agli occhi. Un dolore improvviso che duro un istante. Li toccai e le mie mani si macchiarono di sangue. La mia vista era offuscata.
Il Saar Rosso aveva acquistato la vista attraverso lo sciamano Sar ed io avevo preso su di me la sua cecità. Da quel giorno smisi di vedere. Vedevo al massimo delle ombre, ma la luce feriva i miei occhi e iniziai ad andare in giro con una benda di stoffa che li copriva.
Quando quella terribile cerimonia fu terminata, Nun e Al-Sha mi riaccompagnarono nella torre esterna dove ancora alloggiavo in quei giorni, e rimasero con me a lungo. Cercavamo inutilmente di rassicurarci l’un l’altro, ma tutti e tre sapevamo che ormai la situazione era precipitata e non si poteva fare più quasi nulla per arginare il degrado.
Nun sarebbe ripartito dopo qualche giorno. Cercai di convincere Al-Sha a seguire suo padre. Ma lei, nonostante le mie esortazioni, non volle lasciarmi, e anche Nun la incoraggio a restare per prendersi cura di me.
Ormai il Nuur Rosso non era più sicuro per nessuno di noi. Lo sciamano Sar e il Saar Rosso ne erano diventati gli indiscussi padroni.

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