I Nuovi Esseri

 

Solo pochi, anche tra gli sciamani, compresero da subito quanto i Nuovi Esseri fossero pericolosi per la nostra cultura. Da più di un millennio la condivisione, il rispetto, lo scambio e la fratellanza con tutti gli esseri viventi sulla nostra terra e in tutta la galassia erano i principi fondanti della civiltà dei Sar’d. Ma i Nuovi Esseri non parevano capire tutto questo. Sembravano sinceramente interessati a entrare in contatto con noi, e facevano apparire questo interesse come molto lusinghiero, mosso dal desiderio di amicizia e da un sincero apprezzamento nei nostri confronti.
Si insinuavano nella mente con i loro pensieri e le loro valutazioni. Ed erano convincenti. Addirittura cercarono di minimizzare le devastazioni del Primo Diluvio facendole apparire come una cosa positiva. Una sorta di benefica purificazione della nostra isola per liberarla da chi era debole o forse corrotto. Molti si sentirono alleggeriti da questa spiegazione, e iniziarono a covare nel loro cuore l’equivoca convinzione di essere stati in qualche modo prescelti, visto che non erano stati uccisi dal diluvio.
Tanti pensarono che i Nuovi Esseri fossero arrivati per aiutarci, per salvarci da ulteriori distruzioni. E misero in dubbio tutte le nostre conoscenze spirituali, le nostre tradizioni e i nostri rituali che ai loro occhi molto evidentemente erano inefficaci, dal momento che non erano riusciti ad impedire la devastazione del Primo Diluvio.

Io invece tenevo a distanza quelli che ormai consideravo degli intrusi. Li studiavo e in qualche modo anche li temevo. Continuavo a percepire spesso nell’aria del fumo nero, all’inizio quasi impalpabile che però col tempo cominciò a prendere forma. E quella forma non mi piaceva. Il fumo assumeva la forma di rettili striscianti, simili a grossi serpenti con delle piccole zampe. La loro pelle era grigio scuro, e avevano una consistenza gelatinosa.
Ben presto mi resi conto che uno di questi serpenti era cresciuto a dismisura. Era molto grosso, e lungo tre o quattro metri, con tre paia di zampe. Prese ad aggirarsi per i corridoi e le sale del Nuur Rosso. La sua presenza mi disturbava, ma ero consapevole che questo sentimento di fastidio e quasi di repulsione nei suoi confronti avrebbe semplicemente fatto il suo gioco. Mi indeboliva e gli dava potere. E minava il mio desiderio di fratellanza con tutti gli esseri della galassia che fino ad allora avevo sempre espresso e coltivato, senza alcuna distinzione.
Sentii il bisogno di consultare i Saar. Forse ora potevano dirmi qualcosa di più di quanto mi avevano detto in occasione del Primo Diluvio. Fui accolto nella sala circolare sul loro pianeta dove di solito ci incontravamo. Erano presenti una decina di loro. C’erano anche alcuni rappresentanti del Popolo di Luce del Sole Centrale. E con mia grande sorpresa c’erano anche diversi emissari dei popoli stellari con cui eravamo in più stretta relazione. I fratelli e le sorelle di Venere, di Sirio, di Arturo, delle Pleiadi, di Vega, di Andromeda e naturalmente di Alpha Centauri. Compresi che ero stato convocato ad una riunione solenne.
Fu uno dei Saar, il Maestro del Fuoco Bianco, a parlare.
«Come ti abbiamo detto,» esordì, «esseri di una dimensione molto diversa e dissonante dalla vostra stanno cercando di entrare. A nessuno di noi è chiaro perché. Questo sta avvenendo in varie parti della galassia, ma gli intrusi hanno trovato nel vostro pianeta e in particolare nella Terra dei Sar’d un buon punto d’accesso. Questo crea disarmonia negli spiriti della natura, nelle piante, negli animali e nel cuore degli esseri umani. E genera molto dolore, prima di tutto in loro stessi, ma anche in tutti voi.»
«Cosa possiamo fare per porre rimedio a questa situazione?» chiesi.
«Non c’è un rimedio immediato. L’evoluzione di ciò che sta avvenendo dipende da voi, da come i Sar’d nel loro complesso reagiranno a questa intrusione. Non potete cacciarli o combatterli, perché questo farebbe il loro gioco, gli darebbe potere e vi renderebbe in tutto simili a loro. Ma non potete lasciarli entrare così come stanno facendo perché in questo caso il degrado della vostra civiltà sarebbe inevitabile e molto doloroso.»
Il Maestro del Fuoco Bianco tacque per darmi il tempo di metabolizzare le sue parole.
«Io cosa posso fare?» chiesi alla fine.
Percepii che il Maestro del Fuoco Bianco era contento. Avevo fatto la domanda giusta.
«Puoi fare molto. Solo prendendo in te una parte di questa dissonanza per agevolare l’entrata dei nuovi venuti puoi attenuare la disarmonia. È come una cura, e tu sei un maestro della guarigione.»
«Posso farmi aiutare? Da Tara e da Nun, o dai miei allievi?» Pensavo soprattutto a Sar, il mio allievo più dotato che mi amava e mi sosteneva come un figlio.
«No, devi farlo da solo» fu la risposta. «Ovviamente puoi parlare con Nun e Tara della situazione e di questo nostro incontro. Loro ti sosterranno. Ma sei tu che devi iniziare la cura. Tu sei il Nur. Come hai visto in occasione del Primo Diluvio, il tuo fuoco non è abbastanza potente per reggere l’impatto della dissonanza. Attraverso la cura dei Nuovi Esseri potrai potenziare questo fuoco così da poter sciogliere la dissonanza e far tornare l’armonia.»
«E devo farlo da solo?» chiesi per essere sicuro di aver capito bene.
«All’inizio sì» rispose il Maestro. «Poi tanti ti aiuteranno. Inizia la cura dell’intruso che si è insediato nel Nuur Rosso. Questo è il primo passo. Ti aiuterà a capire.»
Ero turbato.
Il Maestro lesse la mia preoccupazione e mi abbracciò con la sua energia.
«È una prova difficile, è naturale che tu sia preoccupato. Ma sei uno sciamano potente e saggio. Dai nuova luce all’amore generato dal tuo cuore. Comunque vadano le cose, questa è una grande occasione per te e per tutti per elevare a un’ottava superiore le frequenze dell’amore, sulla vostra isola e su tutto il pianeta.»
«Non sei solo, fratello Nur» intervenne Elmer, l’emissario di Arturo. «Anche per noi, soprattutto per i nostri fratelli e sorelle che vivono nella Terra dei Sar’d, è un momento difficile. Anche noi abbiamo avuto le nostre perdite, e tra i sopravvissuti anche alcuni di noi iniziano a essere sedotti dai Nuovi Esseri. Ci rendiamo conto che noi non possiamo interferire più di tanto, che solo voi Sar’d potete risolvere la situazione. Ma noi vi staremo sempre vicini e vi aiuteremo in ogni modo possibile.»
Tutti gli altri stellari fecero delle dichiarazioni analoghe. Mi sentii rincuorato. Una parte del mio peso era condivisa.
Prima di concludere la riunione il Maestro del Fuoco Bianco mi diede un ultimo avvertimento.
«Stai attento ai tuoi allievi» mi ammonì. «Non parlare con loro di tutto questo. Comportati con cautela perché anche loro, come tutti, sono esposti alla seduzione dei Nuovi Esseri. E alcuni dei tuoi allievi sono particolarmente vulnerabili alla loro seduzione e potrebbero cadere sotto il loro controllo.»
«Sarò prudente» lo rassicurai. Ascoltando quelle parole non potei fare a meno di cercare di capire quali tra i miei allievi fosse più vulnerabile. Non certo Sar, mi dissi. Ma quando pensai a lui un’ombra scura strisciò velocemente davanti al mio occhio interiore.

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