Il Primo Diluvio

Si cominciò a percepire la presenza dei Nuovi Esseri nel periodo del Primo Diluvio. Non avrei saputo dire se in qualche modo avessero contribuito a provocare la grande catastrofe, o se invece fossero state l’angoscia e la paura − che si erano inevitabilmente insinuate nel cuore di tutti i Sar’d e degli stellari che erano stati diretti testimoni di quel terribile evento − a facilitarne l’arrivo o addirittura ad attirarli, come mosche sul miele.
Io non ero stato fisicamente presente nei luoghi della maggiore devastazione, che aveva riguardato principalmente la parte settentrionale della nostra isola. Nei giorni precedenti percepivo una forte oppressione al cuore, e avevo sentito il bisogno di ritirarmi per alcuni giorni nella Sala di Connessione del Nuur Rosso, l’amato fratello di pietra che da alcuni millenni mi forniva protezione e conforto. Avevo dato istruzioni ai miei giovani allievi di fare in modo che non venissi disturbato, ma per non suscitare pensieri e preoccupazioni inutili, invitai anche chi tra loro avesse sentito il desiderio di farlo, a unirsi a me nella meditazione, purché in assoluto silenzio, senza rivolgermi la parola o fare domande per nessun motivo.
Mi accorsi subito quando fuori inizio a piovere, anche se nella sala lo scroscio della pioggia arrivava attutito. Non era una delle normali piogge intense alle quali in determinati periodi dell’anno eravamo abituati. Era una pioggia incessante e violenta, che metteva paura.
Quella pioggia continuò, per fortuna a intermittenza, per diversi giorni. Poi, finalmente, cessò.
Io non ero stato disturbato nel corso della mia meditazione, segno che i miei allievi e tutti gli abitanti del Nuur Rosso erano riusciti a gestire l’emergenza.
Sapevo che stava succedendo qualcosa di terribile benché fossi anche consapevole che non c’era un pericolo immediato per me e per il Nuur.
La mia meditazione fu una lotta, come mai mi era capitato. Ci vollero un paio di giorni prima che riuscissi a connettermi ai Saar. Con mia sorpresa non mi invitarono a raggiungerli nella sala circolare sul loro pianeta dove normalmente si svolgevano le nostre consultazioni.
«Devi restare nel Nuur,» mi dissero. «È importante. È da lì che devi portare aiuto.»
Vedevo le loro sagome luminose che si muovevano nella sala attorno a me, ma erano come sfuocate, e dense volute di fumo nero si insinuavano tra me e loro.
«Devi restare nel Nuur» mi ripeterono prima di svanire.
Confesso che fu difficilissimo in quella circostanza restare calmo e centrato come uno sciamano deve essere se vuole utilizzare appieno i suoi poteri. Lo scroscio della pioggia che arrivava dall’esterno, il fumo nero che continuava a diffondersi nella sala anche dopo che i Saar furono andati via, l’oppressione nel cuore che aumentava. Non fu facile riuscire a non lasciarmi sopraffare dalle mie emozioni. E anche questo per me non era affatto normale.
Riportai la mia attenzione sul respiro, la porta tra le dimensioni. «Io sono il Nur,» mi ripetei. «Il Custode del Fuoco.» Come sempre focalizzai la mia attenzione sul mio addome e respirai profondamente per attivare il Nur dentro di me. Ben presto un flusso di luce bianca iniziò a fluire da quella zona del mio corpo. Lo indirizzai verso il centro della sala e accesi il fuoco bianco. Poi chiesi al fuoco di riempire tutta la sala con le sue fiamme e di espandersi in cielo e sulla terra fin dove fosse riuscito ad arrivare.
Ero consapevole che la forza del fuoco bianco che avevo generato non sarebbe stata sufficiente a mettere al riparo tutta l’isola, e in tante parti la violenza dell’acqua lo avrebbe spento. Ma almeno avrei protetto il Nuur Rosso e tutta la zona circostante. Speravo anche che in quello stesso momento altri sciamani e sciamane in altri luoghi dell’isola stessero a loro volta attivando il proprio fuoco per unirlo al mio.
In breve tempo le potenti fiamme del fuoco bianco dispersero completamente il fumo nero e denso che mi aveva disturbato nel contatto coi Saar.
Dopo che il fuoco si spense la pioggia diminuì di intensità e ben presto cessò. Solo allora fui convocato nel Sole Centrale, per incontrare i Saar e il Popolo di Luce del Sole Centrale. Non appena arrivai nella sala circolare del Sole Centrale, come accadeva ogni volta, fui avvolto da un vortice di luce piena di amore e di apprezzamento che mi rinvigorì e mi rincuorò. Speravo che i Saar e i fratelli del sole Centrale mi avrebbero aiutato a capire quello che stava succedendo e a porvi rimedio, ma purtroppo non fu così.
«Neanche noi in questo momento riusciamo a capire del tutto» mi dissero i Saar. «Vediamo le interferenze che state subendo ma questa volta non possiamo intervenire. Alcuni tempi si stanno distorcendo e ingarbugliando, ma solo voi Sar’d potete decidere come riarmonizzarli e in quali andare. Ci sono degli intrusi, degli esseri dissonanti che stanno cercando di entrare. La loro dissonanza produce una grande disarmonia nei tempi e nelle dimensioni, e questo diluvio, e il terremoto generato dal Mare Interno che lo ha preceduto, è un primo forte segnale di quanto sta avvenendo. Per ora non possiamo dirti altro. Ricordati che tu sei il Nur, il Custode del Fuoco. Sei un grande sciamano e sarai in grado di gestire la situazione insieme al cerchio degli sciamani e delle sciamane dell’Isola dei Sar’d. Mantieni la connessione con noi e con il Popolo di Luce del Sole Centrale. È l’unico consiglio che possiamo darti.»
Ci fu un ultimo intenso abbraccio di luce tra tutti noi, e poi capii che l’incontro era terminato.
Quando tornai nella Sala di Connessione e rientrai nel mio corpo fisico sentii sulle mie spalle tutto il peso della responsabilità che avevo nei confronti della mia terra e di tutti i fratelli e le sorelle Sar’d. L’incontro con i Saar e con il Popolo di Luce del Sole Centrale mi aveva dato una nuova energia, ma il mio cuore ancora era rabbuiato e addolorato. Con questo stato d’animo posi termine alla mia meditazione durata diversi giorni e uscii dalla Sala di Connessione.

Attorno al Nuur Rosso per chilometri e chilometri la terra era deturpata. Sicuramente dovevano esserci state molte vittime tra i Sar’d e tra i fratelli stellari, e anche tra gli animali e tra gli alberi.
Iniziammo a organizzarci per portare aiuto dove era possibile e necessario, per riprendere i contatti con il circondario.
Dopo alcuni giorni, per quanto temessi quello che avrei visto, mi resi conto che era necessario fare una ricognizione per appurare l’entità di ciò che era successo in tutta l’isola. Chiamai fratello Aquila, che rispose subito al mio richiamo. Mi trasformai a mia volta in un aquila e volammo in lungo e in largo in tutte le direzioni fino alle estreme coste dell’isola.
Un po’ dappertutto la situazione era simile a quella della zona del Nuur Rosso, ma quando arrivammo nel Nord ciò che vidi fu terrificante. La parte settentrionale della nostra isola era quasi interamente sommersa dall’acqua, come se fosse finita in mare. Ne emergeva solo la parte centrale. La pioggia era ormai cessata ma i danni che aveva fatto sembravano irreparabili.
Tornato al nuur mi misi subito in comunicazione telepatica con Nun e Tara per metterli al corrente di tutte le informazioni di cui ero in possesso. Gli riferì quel che mi avevano detto i Saar, e li pregai di venire al Nuur Rosso appena possibile per discutere meglio insieme il da farsi.
Dopo il Primo Diluvio i Nuovi Esseri iniziarono a diventare più presenti. Alcuni iniziarono a vederli e tutti ormai, in un modo o nell’altro, li percepivano.

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