L’inizio della missione

Mia madre morì pochi giorni dopo il mio ritorno. Mi aveva aspettato, sia perché voleva rivedermi un’ultima volta, sia perché aveva delle cose importanti da dirmi.
Una delle mattine successive mio padre era andato nei boschi a raccogliere erbe. Già da alcuni mesi mia madre non era più in grado di farlo, e previdentemente aveva ormai istruito mio padre trasmettendogli tutte le sue conoscenze affinché mio padre potesse sostituirla nel suo ruolo di curandera. Approfittando dell’assenza di mio padre, mia madre mi aveva invitato a sedermi assieme a lei sotto la grande quercia sul retro della nostra abitazione. Era un luogo di pace, benedetto dall’energia amorevole della quercia.
«Gli hai visti anche tu, vero?» esordì mia madre senza tanti preamboli. Fra di noi non c’era bisogno di tante parole. Ci capivamo al volo.
«Gli uomini blu?» chiesi senza esitare. Le avevo parlato tante volte degli esseri di luce danzanti, perciò non poteva riferirsi ai Saar.
«» mi rispose.
«Li ho visti in sogno» confermai.
«Inizialmente anch’io li ho incontrati in sogno» disse lei. «Poi ho iniziato a vederli anche da sveglia, qualche volta. Vengono a trovarmi quando tuo padre non c’è. Non vengono proprio con il corpo, sono più evanescenti, come una nebbia azzurra che prende forma.»
Annuii. Capivo benissimo quello che intendeva dire. Era un po’ quello che succedeva a me con la seconda vista.
«Mi hanno detto che sono una di loro» proseguì mia madre con voce tranquilla, «e che devo tornare.» La sua affermazione mi stupì, e ancor più mi stupii il tono della sua voce, come se per lei questo fosse normale, quasi scontato.
«Tornare?» chiesi, non sapendo che altro dire. Ma avevo capito benissimo quel che sottintendevano le sue parole. Ben presto mia madre sarebbe morta.
«Sì, tornare tra loro. Desiderano unirsi al nostro popolo, e presto verranno con le loro astronavi di luce. Mi hanno detto che io posso essere di grande aiuto per questa unione, per il mio profondo legame con questa terra, e anche con te, che sarai uno dei principali artefici di questa unione. Perciò mi hanno chiesto di tornare assieme a loro, e io ho accettato.»
Disse quest’ultima frase con un grande sorriso.
«Vuoi sapere qual è il mio nome tra di loro?» mi chiese dopo una lunga pausa.
«Certo» la incoraggiai.
«Elayar» disse.
«Elayar» ripetei. «Che bel nome. Suona molto bene» commentai.
«Ci incontreremo quando tornerò, staremo di nuovo assieme, perciò non devo addolorarti quando per me sarà il momento di andar via.»
«Arriverà presto quel momento?» le chiesi con voce commossa.
«Molto presto» rispose.
Alcuni giorni dopo mia madre morì nel sonno.

Dopo la sua morte mi fermai nel villaggio ancora per un po’ per stare vicino a mio padre e aiutarlo nelle cose pratiche. Mia madre fu sepolta vicino alla quercia. Una parte di lei avrebbe continuato a vivere insieme a quell’albero. Alla cerimonia di saluto partecipò tutto il villaggio. C’era tristezza ma anche molta allegria perché si celebrava una vita ben vissuta. Come aveva chiesto mia madre ci furono canti e danze, e poi diverse persone la ricordarono raccontando degli episodi della sua vita, o una guarigione ricevuta.
Quando fu il momento decisi di partire. Sapevo che non sarei più tornato nel villaggio, almeno per molto tempo.
Era giunto il momento di assumermi le mie responsabilità. Il Nur, il Fuoco dell’Origine, ardeva sempre più intensamente dentro di me e capivo che faceva parte del mio compito trasmetterlo anche ad altri esseri come me, che sarebbero stati in grado di percepirlo e di farlo vivere nel proprio cuore.
E prima di tutto dovevo trovare il mio gemello Nun per iniziare insieme la missione che i Saar, gli esseri di luce venuti dalle stelle, ci avevano affidato.

 

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