L’Accensione del Fuoco Sacro

“Davanti al nuraghe il sole stava per tramontare, e alla sua destra già brillava la luna. Era la luna piena di inizio luglio, la prima dopo il solstizio estivo. Il momento più propizio per celebrare le nozze sacre, quando il sole e la luna sono entrambi al colmo del loro splendore.
Nur saliva le scale della torre più alta verso il luogo del rituale. Era vestito di una tunica lunga solo fino alle caviglie per lasciargli la giusta libertà di movimento. Era scalzo. Questo simboleggiava il suo intimo legame con la terra e gli permetteva di ricevere attraverso le pietre qualunque messaggio o comunicazione la terra volesse fargli arrivare.
La tunica era viola, come il colore della fiamma del cuore divino attraverso la quale nel corso del rituale, dopo le nozze sacre, lo sciamano di Nur avrebbe rinnovato il patto che tutta Nur e ogni essere vivente che vi abitava avevano stipulato con la coscienza creatrice.
Saliva le scale con solennità ma anche col cuore leggero, pieno di gioia e di entusiasmo per ciò che stava per accadere. Dietro di lui seguiva il suo apprendista, che scortava il fuoco con una torcia resinosa che reggeva con rispetto e devozione davanti a sé.
Non appena uscirono sul punto più alto della torre, dove era allestito il braciere per il rituale, il copricapo di Nur sfavillò alla luce calante del sole. Era un copricapo di oricalco che terminava in alto con due antenne la cui funzione era quella di agevolare la comunicazione e l’unione tra la terra e il cielo attraverso Nur, che era il portavoce della terra.
Per questo era chiamato così, con lo stesso nome di quella meravigliosa isola che lo ospitava, un nome vibrazionale che corrispondeva alle frequenze della luce e del fuoco. In quell’epoca della coscienza in realtà non esisteva questa distinzione perché si sapeva che la luce e il fuoco sono la stessa cosa. La coscienza del fuoco è il veicolo della luce che attraversando le dimensioni la aiuta a modulare e modificare le sue frequenze a proprio piacimento, secondo i progetti della coscienza creatrice e degli innumerevoli co-creatori che operano con essa. Nur quindi era il nome vibrazionale dell’isola, di quel luminosissimo punto di coscienza della terra, e anche del suo portavoce, lo sciamano a cui era stato donato il potere di accendere il fuoco sacro.

A quel tempo le coscienze potevano fondersi tra loro, se lo desideravano, e in questo modo creavano dei nuovi canali di comunicazione interdimensionale, come se un’antenna anziché trasmettere risucchiasse al suo interno tempi e dimensioni in un unico istante “quantico”, così da permettere la condivisione dei cuori e dei saperi, e la creazione di progetti comuni attraverso i diversi tempi e le diverse dimensioni.
Lui aveva avuto l’onore e il privilegio di potersi fondere con la coscienza della terra, e in questo modo ne era diventato il portavoce e rendeva più facile agli altri esseri — umani e non — riconoscerne la maestosità e trattarla col rispetto, la gratitudine e l’amore che essa merita. Perciò era chiamato Nur, come una sorta di titolo onorifico. Ed era lui che, in quel preciso giorno dell’anno, conduceva quel rituale con l’aiuto di quello che in quel momento era il portale interdimensionale più potente dell’isola, il nuraghe Ar.
Ovviamente il governo dell’isola, così come i contatti e le comunicazioni con gli esseri di luce e con le altre civiltà stellari, era nelle sagge mani del Clan delle Femmine. Questa era una decisione condivisa da tutti, l’unica scelta sensata da fare se si voleva mantenere l’armonia collettiva e il rispetto incondizionato per tutta la vita, con la consapevolezza che tutti gli esseri, compresi gli alberi, le pietre, gli insetti e le meduse, sono espressione di una coscienza.
Ma quel compito specifico, la celebrazione delle nozze sacre e il rinnovo del patto col cuore divino, Nur, la terra, lo aveva affidato a un uomo per mantenere il giusto equilibrio tra il maschile e il femminile e prevenire la polarizzazione eccessiva di queste due energie. Per questo motivo lo sciamano Nur era grandemente rispettato dal Clan delle Femmine e aveva un costante scambio a tutti i livelli con le Capoclan che lo componevano. E in alcune cerimonie particolarmente sacre e importanti Nur e le Capoclan conducevano assieme i rituali.
L’accensione del fuoco sacro era un rituale riservato a lui. Il rituale del fuoco è uno dei più potenti mezzi di purificazione e trasformazione posseduti dagli sciamani. Padroneggiare il rituale del fuoco è la prima capacità che si richiede a uno sciamano. È la base per imparare a muoversi nei tempi e nelle dimensioni e per poter purificare il proprio campo energetico o quello degli altri esseri che lo richiedano. Nur nel corso degli anni aveva raggiunto un altissimo livello di maestria nel rituale del fuoco, e nella cerimonia che stava per condurre la purificazione sarebbe arrivata fino al livello vibrazionale della fiamma viola, porta privilegiata per l’accesso al cuore divino.

Alcune delle Capoclan erano convenute per la cerimonia. Era un segno di omaggio e di rispetto nei confronti di Nur, e la loro funzione era quella di aiutare, con il proprio potere femminile, a incanalare l’energia della terra durante il rituale.
Quando Nur arrivò alla sommità della torre più alta, come previsto trovò allestito lo spazio per il rituale. Vicino al parapetto troneggiava un braciere di bronzo. Nel braciere era già stata sistemata la legna che avrebbe nutrito il fuoco sacro.
Nur avanzò e si mise di fronte al braciere. Il suo sguardo spaziava fino all’orizzonte lontano, dove il sole lentamente declinava. A parte il suo apprendista, Nur era solo. Le Capoclan erano riunite, con altre donne scelte per la cerimonia, in una stanza interna del nuraghe, ed emettendo i suoni appropriati avevano già creato un campo energetico unificato così da impedire qualunque interferenza e qualunque dissonanza nel corso della cerimonia.
L’apprendista era a fianco del braciere con la torcia in mano. Quando il sole fu quasi del tutto scomparso all’orizzonte, in un momento da lui calcolato attentamente con grande precisione, Nur fece il cenno convenuto e l’apprendista avvicinò con sacralità la torcia alla legna del braciere.
Il fuoco attecchì velocemente. Le fiamme cominciarono a divampare proprio nell’istante esatto in cui il sole scompariva del tutto dietro l’orizzonte. Simbolicamente, il sole cedeva così al fuoco sacro tutto il suo potere prima di scomparire per andare a rigenerarsi.
Nur, ritto in piedi davanti al braciere che iniziava a risplendere dei riflessi della luna piena che saliva nel cielo, teneva lo sguardo fisso e immobile sul fuoco così da potere entrare con esso in piena risonanza. In pochi istanti, grazie al suo abbondante potere sciamanico, ebbe accesso alle dimensioni con frequenze più elevate dove è possibile comunicare con la coscienza del fuoco e unirsi a lui.
Aprendo le braccia con i palmi rivolti verso il fuoco e verso la terra che si estendeva fino all’orizzonte, lo sciamano comunicò al fuoco la sua intenzione di purificare l’intera terra di Nur e tutti gli esseri che vi abitavano. Disse al fuoco, come sempre, che la terra di Nur e gli esseri che vi abitavano condividevano questa intenzione e avevano affidato a lui il compito di fare questa richiesta al fuoco.
Il fuoco ovviamente acconsentì immediatamente a fare ciò che gli veniva chiesto. Nur si unì al fuoco in questa purificazione che avrebbe permesso al principio di trasformazione e cambiamento su cui si basa tutta la creazione di restare puro e incontaminato nella terra di Nur.
Qualunque energia andasse contro questo principio veniva bruciata e trasformata dal potere del fuoco, che elevandone le frequenze le permetteva di rientrare nel flusso del cambiamento e di evolversi secondo la propria natura e le proprie scelte.
Quando la purificazione fu completata, la luce del sole era ormai del tutto scomparsa, e nonostante la luce della luna fosse brillantissima, quasi accecante nel suo argenteo splendore, da tutta la valle era ormai possibile scorgere nitidamente il fuoco sacro.
Nur levò in alto le mani e avvicinò i palmi al fuoco per sentirne il calore, poi chiese al fuoco di potersi unire a lui. Lui e il fuoco sarebbero stati il tramite dell’unione divina del cielo e della terra. In quel momento le fiamme si levarono con forza verso l’alto.
La coscienza della terra, in comunione con le Capoclan che erano presenti, si unì con il fuoco, con Nur, con il cielo, là dove tutto è uno.
Le loro energie unite arrivarono alla fiamma viola del cuore divino e lì riconfermarono il patto di co-creazione di tutti gli abitanti di Nur con la coscienza divina che permea il tutto e di cui tutti loro erano un’espressione pura. Il potere della fiamma viola si riverberò senza ostacoli in tutti i tempi e in tutte le dimensioni della coscienza della terra di Nur, illuminando le menti e i cuori di tutti gli esseri collegati a lei.”

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